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	<title>Pietro Nicosia &#187; Cefalù</title>
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		<title>Cefalu&#8217;, perla del Tirreno</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jan 2015 16:01:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Nicosia]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1321" style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pietronicosia.it/wp-content/uploads/2015/01/cefalu_20_01_2015.jpg"><img class="wp-image-1321" src="http://www.pietronicosia.it/wp-content/uploads/2015/01/cefalu_20_01_2015-1024x680.jpg" alt="Cefalù, il porticciolo (© Foto di Pietro Nicosia)" width="600" height="398" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Cefalù, il porticciolo (© Foto di Pietro Nicosia)</em></p></div>
<h4>Cefalù è un centro marinaro siciliano di origine medievale, ma abitato da sempre, adagiato ai piedi di un promontorio sul Mar Tirreno, in Provincia di Palermo. È fra le mete più ricercate del turismo siciliano</h4>
<p>La rocca che incombe squadrata e severa, la città che la cintura dalle prime propaggini al Tirreno, i campanili che svettano solenni sino a quasi metà della montagna. L’immagine di Cefalù celebrata nell’iconografia ufficiale da fotografi e pittori, è la stessa che resta stampata nella mente dopo aver visitato la perla del Tirreno, solcato le sue stradine medievali, incorniciato la baia dal porticciolo. <strong>Beneficiata da una posizione naturale favorevole, con la rocca che vigila sul mare</strong>, straordinario contrafforte da opporre ai nemici, Cefalù è un luogo popolato da sempre. L’abitarono i Giganti, fu teatro delle gesta di Ercole, la fondarono i sicani, la chiamarono kephaloìdion i greci, la presero i romani, la resero splendida i normanni.</p>
<p>La  sua rocca è il museo storico della cittadina. I fianchi custodiscono le tracce della colonizzazione pre-ellenica, in particolare le grotte “delle giumente” e “delle colombe”, ma anche il Tempio di Diana (costituito da blocchi megalitici), santuario nel nono secolo avanti Cristo riadattato dai successivi colonizzatori, ed una cisterna dello stesso periodo. <strong>In vetta si trovano i ruderi del castello</strong>. Quando, nell’XI secolo, i normanni scacciarono gli arabi dall’isola, il conte Ruggero conquistò quel promontorio che offriva una incommensurabile vista sul mare. Fu il figlio, Re Ruggero, a riconsegnarla alla cristianità edificando la magnifica cattedrale (1131), che divenne in seguito importante possedimento ecclesiastico.</p>
<p>Il cuore della cittadina è attraversato da Corso Ruggero, che inizia con i resti della Porta di Terra e dell’antica cinta muraria. Percorrendo l’asse viario principale si scorge l&#8217;Osterio Magno, complesso del XIII secolo, che la tradizione annota come la residenza del sovrano, per poi giungere sino in <strong>piazza Duomo dominata dal prospetto della Cattedrale</strong>, il più importante monumento di Cefalù, con le sue possenti torri campanarie. All’interno, nella curva dell’abside, è incastonato il noto mosaico del Cristo Pantocratore. Sul fianco, il Palazzo Vescovile, con un magnifico chiostro; di fronte il Palazzo Municipale ex monastero di Santa Caterina; e la via Mandralisca, sede dell’omonimo Museo nel quale si può ammirare il &#8220;ritratto d&#8217;Ignoto&#8221; di Antonello da Messina.</p>
<p>Fra negozietti di souvenir e botteghe d’alta moda, scorci medievali impressi su tele e tegole da pittori estemporanei, i “pezzi” di tutte le epoche di Cefalù spuntano ad ogni angolo: la cinta muraria, in origine megalitica poi rafforzata in periodo successivi; il lavatoio medievale scavato nella roccia e attraversato dal fiume Cefalino, giunto alla confluenza in mare; tracce delle porte della città delle quali si mantiene integra solo <strong>Porta Pescara, che incornicia il porticciolo</strong>: scesi i suoi pochi gradini si raggiunge la baia decantata dai paesaggisti e dai fotografi d’ogni periodo. Dal molo, Cefalù si mostra raccolta ai piedi della rocca: la spiaggia con gli ombrelloni, le case affacciate sul mare, la cima abbagliante dei due campanili. Un’irresistibile quinta per un selfie da terzo millennio.</p>
<p>(Articolo pubblicato su &#8220;Vivere&#8221; dell&#8217;8 maggio 2014)</p>
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